Puškin e Mozart, artisti della libertà

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Due matrioske prendono vita e raccontano la storia di Puškin – dall’esilio in Crimea al matrimonio con la giovane e bella Natalja Gončarova, alla prematura morte violenta – collegandola al suo lavoro; le vicende del poeta si intrecciano, così, a quelle di Mozart, genio schiacciato dal successo e dall’invidia, protagonista del più famoso dei microdrammi dell’autore russo (fu, infatti, Salieri, spinto dall’invidia, ad avvelenare Mozart, secondo la visione di Puškin).
Un altro suo microdramma ruota intorno a un tema mozartiano; è Il convitato di pietra, in cui Don Giovanni, seduttore dagli insaziabili appetiti, commette un’ultima, fatale empietà: invitare a cena un morto.

Sin dall’inizio della sua attività letteraria, Puškin fu ostacolato dal potere zarista, che vedeva nel suo genio e nella sua forza poetica la potenzialità di sovvertire l’ordine autocratico.
Sebbene egli non fosse esattamente un rivoluzionario, auspicava che nella Russia del suo tempo – quel XIX secolo che la Storia ricorda per la rivoluzione dei decabristi e, in Europa, la successiva primavera dei popoli – ci fosse una svolta liberale, e che fosse adottata la costituzione, così come stava avvenendo in molti paesi europei.

Puškin cantò nelle sue poesie la libertà e la missione dell’artista di risvegliare le coscienze. Trascorse la maggior parte della vita in esilio, lontano dalla capitale; gli fu impedito il contatto con la società e gli intellettuali dell’epoca, e fu riaccolto a corte solo dopo il suo matrimonio con Natalja Gončarova, a causa del quale, però, divenne poeta di corte e trovò la morte in duello.

Rappresentata per la prima volta nel 2008 all’interno della rassegna Si accendono le luci…Frammenti di teatro civile, la pièce è caratterizzata dalle musiche di Mozart, e di musicisti russi coevi al protagonista, e da un allestimento scenografico di forte impatto.
Essa persegue un duplice intento drammaturgico: da un lato proporre e approfondire la conoscenza degli artisti protagonisti, dall’altro suscitare la suggestione degli ambienti e delle atmosfere in chiave evocativa e folclorica.